Sette miti sulla Polizia

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Sette miti sulla Polizia

I poliziotti esercitano l’autorità legittima. In realtà, l’agente medio non è un esperto di diritto; probabilmente conosce il protocollo del suo dipartimento, ma poco delle leggi in vigore. Ciò significa che la sua autorità è determinata da una gran quantità di bluff, improvvisazione e disonestà. Gli ufficiali mentono continuamente: “Ho appena ricevuto un rapporto su qualcuno con le tue fattezze che ha commesso un crimine da queste parti. Mi mostri un documento d’identità?”

Questo non significa nemmeno che dovremmo accettare come legittime e senza riflettere le leggi. L’intero sistema giudiziario protegge i privilegi di ricchi e potenti. Obbedire alle leggi non significa che sia per forza moralmente giusto - potrebbe anche essere immorale. La schiavitù era legale, aiutare gli schiavi fuggiaschi era illegale. I nazisti salirono al potere in Germania attraverso elezioni democratiche e approvarono leggi attraverso i canali previsti. Dovremmo aspirare alla forza della coscienza per fare ciò che sappiamo essere meglio, incuranti delle leggi e delle intimidazioni della Polizia.

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I poliziotti sono dei normali lavoratori proprio come noi; dovrebbero essere nostri alleati. Purtroppo, esiste una grande differenza tra “dovrebbero essere” e “sono.” Il ruolo della Polizia è di servire gli interessi della classe dominante; chi non ha avuto una brutta esperienza con i poliziotti è probabilmente un privilegiato, un sottomesso o entrambi. Gli agenti di oggi sanno esattamente in cosa si stanno invischiando quando si arruolano - le persone in uniforme non salvano solo i gattini sugli alberi. È vero, la maggior parte di loro accetta il lavoro a causa della pressione economica, ma l’aver bisogno di uno stipendio non è una scusa valida per sfrattare delle famiglie, per perseguitare giovani neri o per spruzzare spray al peperoncino in faccia ai manifestanti. Coloro la cui coscienza può essere comprata sono potenziali nemici di tutti, non alleati.

Questa storiella è più convincente quando formulata in termini strategici: per esempio: “Ogni rivoluzione trionfa nel momento in cui le forze armate si rifiutano di fare la guerra ai loro simili; dovremmo quindi concentraci sul trascinare gli agenti dalla nostra parte.” Ma questi non sono semplici lavoratori; sono persone che hanno deciso di basare i propri mezzi di sostentamento sulla difesa dell’ordine dominante, quindi le meno propense a essere solidali nei confronti di coloro che cercano di cambiarlo. A tal proposito, ha più senso opporsi ai poliziotti in quanto tali anziché cercare la loro solidarietà. Finché saranno a servizio dei loro padroni, non potranno essere nostri alleati; denunciando l’istituzione della Polizia e scoraggiando i singoli agenti, li incoraggiamo a cercare altri mezzi di sussistenza in modo da poter, un giorno, trovare una causa comune con loro.

Forse ci sono delle mele marce, ma alcuni ufficiali di polizia sono brave persone. Può essere che alcuni agenti abbiano buone intenzioni ma, ancora una volta, nella misura in cui obbediscono agli ordini anziché alle loro coscienze, non ci si può fidare di loro.

Anzichè attribuire ogni ingiustizia alle mancanze dei singoli, possiamo dire qualcosa per comprendere la natura sistematica delle istituzioni. Ricordi la storia dell’uomo che tormentato dalle pulci riuscì a catturarne una tra le dita? Dopo averla osservata a lungo, la rimise sul collo, nel punto dove l’aveva catturata. I suoi amici, perplessi, gli chiesero perché diavolo avesse fatto una cosa simile. “Non era quella che mi stava morsicando,” spiegò l’uomo.

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La polizia può vincere qualsiasi scontro, quindi non dovremmo inimicarcela. Con tutte le loro armi, il loro equipaggiamento e la loro sorveglianza, i poliziotti possono sembrare invincibili, ma questa è un’illusione. Sono limitati da ogni sorta di vincoli invisibili - burocrazia, opinione pubblica, problemi di comunicazione, un sistema giudiziario sovraccarico. Se, per esempio, non hanno veicoli o strutture disponibili per trasportare e processare un gran numero di arrestati, non possono effettuare arresti di massa.

Questo è il motivo per cui una folla eterogenea armata solo di bombolette di gas lacrimogeno tirate loro da degli agenti può trattenere una forza di polizia più imponente, più organizzata e meglio attrezzata; i conflitti tra disordini sociali e militari potrebbero non svolgersi secondo le regole delle azioni militari. Chi ha studiato i poliziotti, che è in grado di prevedere per cosa sono preparati e cosa possono e non possono fare, spesso può superarli in astuzia e abilità.

Tali piccole vittorie stimolano parecchio coloro che, quotidianamente, soffrono sotto l’oppressione della brutalità della Polizia. Nell’inconscio collettivo della nostra società, questa è l’ultima roccaforte della realtà, la forza che assicura che le cose rimangano come sono; affrontarla e vincere, per quanto temporaneamente, dimostra che la realtà è negoziabile.

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La Polizia è uno specchietto per le allodole, non è il nostro vero nemico e non merita la nostra ira o la nostra attenzione. Purtroppo, la tirannia non è solo questione di politici o dirigenti; questi sarebbero impotenti senza chi esegue i loro ordini. Quando ci opponiamo alle loro regole, ci opponiamo anche alla sottomissione che li mantiene al potere e, prima o poi, ci scontreremo con qualcuno di quelli che si sottomettono. Detto ciò, è vero che i poliziotti non sono più parte integrante della gerarchia di quanto non lo siano le dinamiche oppressive nelle nostre stesse comunità; non sono altro che la manifestazione esteriore, su scala più ampia, degli stessi fenomeni. Se vogliamo opporci all’autorità ovunque essa sia - anziché specializzarci nella lotta contro alcune sue forme lasciando che altre continuino a regnare incontrastate - dobbiamo essere pronti ad affrontarla sia nelle strade sia nelle nostre camere da letto; non possiamo aspettarci di vincere su un fronte senza combattere sull’altro. Non dovremmo essere ossessionati dagli scontri con i nemici in uniforme, non dovremmo dimenticare gli squilibri di potere tra le nostre fila - ma nemmeno dovremmo accontentarci unicamente di gestire i dettagli della nostra stessa oppressione in modo non gerarchico.

Abbiamo bisogno della Polizia per essere protetti. Secondo questa linea di pensiero, anche se in un lontano futuro potremmo aspirare a vivere in una società senza Polizia, oggi ne abbiamo bisogno perché le persone non sono pronte a vivere insieme pacificamente senza forze armate. Come se gli squilibri sociali e la paura supportati dalla violenza della Polizia fossero la pace! A coloro che sostengono che gli agenti, a volte, fanno cose buone, spetta l’onere di provare che quelle stesse cose buone non potrebbero essere realizzate anche con altri mezzi.

In ogni caso, non è come se una società libera dalla Polizia apparisse all’improvviso solo perché qualcuno ha scritto su un muro “Vaffanculo agli sbirri.” La lunga lotta che sarà necessaria per liberare le nostre comunità dalla repressione della Polizia andrà probabilmente avanti fino a quando non impareremo a convivere in pace; una comunità che non può risolvere i propri conflitti, non può aspettarsi di trionfare contro una forza di occupazione più potente. Nel frattempo, l’opposizione alla Polizia dovrebbe essere vista come un rifiuto di una delle più vergognose fonti di violenza oppressiva, non come tesi che senza di essa non esisterebbe. Se mai riusciremo a sconfiggere e far sciogliere la Polizia, saremo sicuramente in grado di difenderci da minacce meno organizzate.

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Resistere ai poliziotti è violento - non ti rende migliore di loro. Secondo questa linea di pensiero, la violenza è intrinsecamente una forma di dominio, quindi incompatibile con l’opposizione al dominio stesso. Coloro che praticano la violenza giocano lo stesso gioco dei loro oppressori, perdendo così fin dall’inizio.

Questo è pericolosamente semplicistico. Una donna che si difende da uno stupratore non è migliore di uno stupratore? Gli schiavi che si ribellarono non erano meglio degli schiavisti? Esiste una cosa che si chiama autodifesa. In alcuni casi, la violenza impone squilibri di potere; in altri, li sfida. Per quelli che hanno ancora fiducia in un sistema autoritario o in Dio, seguire le regole - legali o morali - è la priorità assoluta, a qualunque costo: credono che saranno ricompensati per averlo fatto, indipendentemente dalle conseguenze per gli altri. Alla fine, c’è poca differenza se tali individui si definiscono conservatori o pacifisti. D’altra parte, per quelli di noi che si assumono le proprie responsabilità, la domanda più importante è cosa servirà per rendere il mondo un posto migliore. A volte, si dovrà ricorrere alla violenza.

Anche i poliziotti sono persone, e meritano lo stesso rispetto dovuto a tutti gli esseri viventi. Il punto non è se meritino di soffrire o se dovremmo consegnarli alla giustizia. Il punto è che, in termini puramente pragmatici, non si deve permetter loro di trattare brutalmente le persone o d’imporre un ordine sociale ingiusto. Sebbene immaginare di riuscire, finalmente, a pareggiare i conti con i propri oppressori possa far sentire più forti coloro che hanno trascorso la propria vita soffrendo sotto l’oppressione, liberazione non significa esigere vendetta ma renderla superflua. Pertanto, anche se a volte può anche essere necessario dar fuoco a uno sbirro, ciò non dovrebbe essere fatto per uno spirito di moralistico di vendetta, ma perché si è attenti e perché si prova compassione - se non per i poliziotti in quanto tali, almeno per tutti coloro che altrimenti potrebbero soffrire a causa loro.

Delegittimare la Polizia non è proficuo solo per coloro che vengono presi di mira, ma anche per le famiglie degli agenti e per gli agenti stessi. Non solo gli ufficiali hanno tassi sproporzionatamente elevati di violenza domestica e di abusi sui minori, ma hanno anche maggiori probabilità di essere uccisi, di suicidarsi e di combattere contro le dipendenze rispetto alla maggior parte delle fasce della società. Tutto ciò che può incoraggiare i poliziotti a lasciare il lavoro è nel loro interesse, come in quello dei loro cari e della società nel suo insieme. Creiamo un mondo in cui nessuno opprima o sia oppresso, in cui nessuno debba vivere nella paura.

“Scopri esattamente a cosa si sottometterà in silenzio qualsiasi persona e avrai scoperto la misura esatta dell’ingiustizia e del torto inflittole, e che questi non cesseranno fino a quando non vi si opporrà resistenza con le parole o con i colpi, o con entrambi.”

- Frederick Douglass


Come fottere la Polizia

Sulle strade:

Organizzare un programma di copwatch, ovvero “caccia allo sbirro”

I gruppi di copwatch cercano di contestare, o almeno limitare, la repressione della Polizia monitorando direttamente gli agenti. I volontari copwatch pattugliano le strade, tenendo sotto controllo i poliziotti e documentando le loro interazioni con i civili. Spesso si concentrano su aree ad alta attività poliziesca o alle quali sono assegnati agenti provocatori. I gruppi di copwatch informano anche le persone sui loro diritti e ascoltano le loro storie, impegnandosi comunque a minare e contrastare lo stato di Polizia.

La maggior parte dei radicali, per non parlare di molti altri, si rende conto che l’idea stessa di sorveglianza deve essere completamente ripensata. Nel frattempo, la gente deve essere protetta dalla brutalità che affronta quotidianamente per mano delle forze dell’ordine.

Metti in piedi un gruppo

Forma un gruppo. Lancia un appello ovunque, anche nelle bacheche dei gruppi parrocchiali e dei negozi di alimentari locali, non solo nella comunità di attivisti. Rivolgiti ai tuoi vicini - nella miglior ronda di quartiere è presente anche un copwatch.

Educa le persone della tua e di altre comunità, soprattutto quelle prese di mira, sui loro diritti legali e su come praticare una caccia allo sbirro. Tieni dei corsi in qualunque zona della tua città, in luoghi e orari accessibili. Questi possono essere eventi formali o dibattiti informali al di fuori di un cinema o tra gli attori di uno spettacolo.

Tieni riunioni regolari, accessibili e ben pubblicizzate - non dipendere da Internet per tutte o per la maggior parte delle tue comunicazioni. È poco probabile che chi ha bisogno di un copwatch possa accedere a un computer con facilità o regolarità. In quanto gruppo, decidete quali sono i vostri obiettivi e come fare per raggiungerli.

Trovate le zone calde in cui la repressione ha spesso luogo. Cercatele nei registri di polizia del vostro giornale locale, o chiedete in giro nei quartieri o avvicinate gli avvocati che svolgono parecchio lavoro di strada e cercate consiglio.

Istituite delle ronde e chiedete ai membri di riferire regolarmente le loro osservazioni. Meglio sarà organizzato, più il vostro gruppo sarà efficace.

Per svariati motivi, ha più senso fare copwatching nel proprio quartiere. Se è importante pattugliarne un altro, sforzatevi di familiarizzare con esso: conoscete la gente del posto e assicuratevi di comprendere i problemi e il contesto locali. Se necessario, fai propaganda andando di casa in casa, presentandoti e presentando il tuo gruppo, dichiarando le vostre intenzioni e motivazioni. Sii aperto ad accogliere i suggerimenti degli abitanti del posto; sono quelli che sperimenteranno la maggior parte delle ripercussioni di tutto ciò che accade nel loro quartiere. Rispetta gli impegni presi, non limitarti a sbucare fuori dal nulla proponendo un programma di copwatch per un po’ per poi scomparire, resta nei paraggi fino a quando i residenti non sanno chi sei e che possono contare su di te.

Alza un polverone quando gli sbirri sono particolarmente brutali o uccidono qualcuno. Esercita pressioni su di loro e non ti fermare. Avvicinati ai sopravvissuti e segui i loro consigli su come gestire le cose. Offriti di organizzare dimostrazioni di protesta o di beneficenza, stampa magliette personalizzate o stringi rapporti con i media per loro. Se sono coinvolti, organizza delle manifestazioni, scrivi su tutti i muri i nomi delle vittime e degli assassini, sfonda le finestre della stazione degli agenti che hanno commesso il crimine.

Mobilitati per ottenere leggi e regolamenti che impongano controlli più severi sulla Polizia. Cerca di far licenziare gli ufficiali peggiori. Se la tua comunità ha un Comitato cittadino per il controllo, fai uno sforzo per farlo diventare più forte. Le Commissioni di revisione della Polizia non dovrebbero essere nominate ma dovrebbero essere elette per distretto. Devono avere il potere di sanzionare e di licenziare gli agenti.

Chi proviene da comunità che vengono terrorizzate avrà spesso la paura comprensibile di difendersi. Un programma di copwatch può essere il primo passo verso la solidarietà reciproca.

Come fare copwatching

Per fare copwatching in modo efficace, tutto ciò di cui hai bisogno sono i tuoi occhi, le tue orecchie e alcuni mezzi per registrare i fatti. Un piccolo taccuino e una penna o una matita sono i più utili e i meno appariscenti. Anche una fotocamera o una videocamera possono essere utili, così come un cellulare o un dispositivo di registrazione audio.

Il copwatching è generalmente più sicuro e più semplice se ti assicuri di seguire la Legge alla lettera. Né tu né il tuo gruppo dovreste avere droghe, alcol o armi illegali. Fai attenzione a non attraversare con il rosso. Il sottoscritto ha degli amici che, dopo aver fatto un copwatching perfetto, attraversarono con il rosso quasi subito dopo aver lasciato la scena, ricevendo una multa di 50 dollari come ricompensa. Se stai guidando, assicurati che tu e tutti i tuoi passeggeri stiate indossando le cinture di sicurezza. Evita di suonare il clacson inutilmente o di tenere la musica a palla mentre te ne stai andando - le violazioni delle leggi e delle ordinanze sull’inquinamento acustico possono essere usate come pretesti per trattenervi e arrestarvi. Se non segui la Legge alla lettera, potresti finire per fare più male che bene e potresti farti arrestare. Non dar loro alcuna scusa per incastrarti.

Il copwatching viene meglio con altre due o tre persone - l’arresto è meno probabile se si è in gruppo. Chi è dotato di sangue freddo può avere il ruolo di parlare con gli agenti - ottenendone nome, grado, numero di distintivo, distretto d’appartenenza, codice della volante, targa e descrizione generale - mettendoli così al corrente del fatto che siete lì come osservatori. Gli altri dovrebbero rimanere in disparte, appuntando ogni dettaglio dell’incontro, facendo attenzione a non interferire, provocare o attirare l’attenzione. Se il vostro è un gruppo consistente, uno di voi può fingere di essere uno spettatore privo di legami con il gruppo. Se possibile, decidete i vostri ruoli prima dell’incontro.

Si suppone che siate lì per allentare la tensione, non per acuirla. Non indurre gli agenti a effettuare degli arresti come modo per vendicarsi di te a causa del tuo atteggiamento. Domina l’ostilità che provi nei loro confronti: sii educato ma fermo. Ricorda, i poliziotti sono pericolosi. Cammina, non correre e, quando sei vicino a loro, evita movimenti rapidi o improvvisi.

Allo stesso tempo, non lasciarti intimidire così facilmente da non poter svolgere il tuo compito. Gli agenti che si sentono minacciati dalla tua preoccupazione per le vittime della loro repressione potrebbero minacciarti, urlando “Vattene!” e gonfiando il petto come dei tacchini. Durante le tue interazioni con loro, svilupperai la capacità di percepire cosa aspettarsi da loro e un istinto su quanto seriamente prendere le loro minacce.

Porta con te delle schede dettagliate sui diritti legali, volantini con informazioni sui programmi locali di copwatch e altre informazioni da consegnare a chi è soggetto ad arresto o vessazioni. Informa le persone dei loro diritti e di eventuali numeri, servizi locali o siti Internet attraverso i quali possano contattare un avvocato o sapere come e dove sporgere denuncia. Le Commissioni di revisione dei reclami dei cittadini sono spesso praticamente inutili per affrontare la brutalità della polizia, ma possono essere utili per documentare i fatti. Presta attenzione alle leggi e alle limitazioni locali - in alcuni luoghi, per poter presentare una causa contro la città, è necessario inviare una lettera al sindaco in cui si annuncia l’intenzione di denunciare il distretto entro sei mesi dall’evento in questione. In tal caso, quando parli con le vittime di violenza poliziesca, dovresti sottolineare il fatto che dovrebbero prendere in considerazione tutte le opzioni disponibili: “Non siete costrette ad andare fino in fondo, ma dovreste assicurarvi di poter far causa nel caso in cui il fatto sia stato così serio anche solo da avervi fatto pensare a una tale possibilità.”

Quando osservi le interazioni tra agenti e civili, cerca di ottenere il maggior numero d’informazioni possibili. Prendi nota di giorno, ora e luogo esatto dell’evento; il nome dell’ufficiale, il numero del distintivo, il distretto e la descrizione fisica; dove vengono portati gli arrestati; i nomi, gli indirizzi e i numeri di telefono di eventuali testimoni; il numero di targa di qualsiasi mezzo della polizia coinvolto. Utilizza telecamere o altri dispositivi di registrazione per documentare l’accaduto dall’inizio alla fine. Descrivi in modo accurato le azioni degli agenti e le conseguenti lesioni. Se ci sono ferite di qualsiasi tipo, anche preesistenti, assicurati di annotare dettagliatamente quale assistenza medica è stata o non è stata fornita dagli ufficiali - qualcuno è stato lasciato andare dopo che i membri del copwatch avevano osservato che veniva negata loro assistenza medica, anche se le ferite non erano state causate dai poliziotti.

Se lo ritieni necessario, puoi chiamare il 911 e segnalare che qualcuno è stato ferito. Aspetta fino alla fine della tua dichiarazione per riferire che sono stati i poliziotti ma non tralasciarlo e attieniti ai fatti. Poiché tutte le chiamate al 911 vengono registrate, ed è relativamente difficile che il sistema giudiziario le “perda,” queste possono fornire una documentazione utile per i procedimenti legali. Puoi anche chiamare un amico o la tua segreteria telefonica e registrare in diretta ciò che accade, dando per scontato che il nastro sia abbastanza lungo. La qualità del suono potrebbe non essere buona come quella fornita da un dispositivo di registrazione in loco, ma gli agenti non possono confiscare il nastro; questo metodo può essere particolarmente utile se tutti i presenti vengono arrestati. Se vieni tratto in arresto e i poliziotti non confiscano immediatamente il tuo cellulare, chiama un talk show o una stazione radio progressista dal retro dell’autopattuglia.

Se sei presente all’arresto di qualcuno, cerca di fornirgli un modo per contattarti e viceversa. Questo non significa dichiarare il tuo nome o ottenere il loro di fronte ai poliziotti. A meno che non ci sia un altro modo, e se questo non ti crea problemi, fornisci il tuo nome e i tuoi recapiti agli agenti.

Se ti senti a tuo agio nel fare un copwatch assertivo, presentati quando ti avvicini alla scena e spiega la ragione per cui sei lì. Chiedi agli ufficiali il motivo per cui stanno trattenendo o arrestando le persone, ma non chiedere direttamente il nome ai fermati poiché potrebbero non volerlo dire ai poliziotti. Se gli arrestati forniscono le proprie generalità con un tono di voce abbastanza forte da essere sentito, scrivile. Se la giustificazione per il fermo sembra essere vaga, chiedi agli ufficiali di nominare l’articolo della Legge che stanno facendo rispettare. Gli agenti mentiranno e commetteranno errori - se conosci il Codice o ne hai una copia con te, parla. Non avvicinarti o non parlare direttamente al detenuto mentre è in fase di fermo; se lo fai, rischi di essere arrestato. A volte ti toccherà farlo, ma sii consapevole di quello in cui ti stai cacciando.

Se un arrestato viene lasciato andare o multato, approfitta dell’opportunità di dargli i tuoi volantini e le tue schede sui diritti legali. Se un detenuto viene arrestato, puoi piegarne una a metà e chiedere all’ufficiale di dargliela - molto improbabile che avvenga, ma i miracoli accadono. Non puoi parlare direttamente con un arrestato senza correre dei rischi, ma puoi dire a voce alta quali sono i diritti delle persone o parlarne con un passante o un tuo concittadino. Questi includono il diritto a rimanere in silenzio, il diritto di parlare con un avvocato, il diritto di rifiutare di essere perquisito, o che siano perquisiti i tuoi effetti personali o la tua macchina.

Resta in zona finché i poliziotti non se ne sono andati. Il pestaggio di Rodney King iniziò con quello che sembrava essere un controllo stradale di routine.

Approfitta di ogni occasione per sostenere conversazioni educative. Parla con gli astanti dei loro diritti, di ciò che i cittadini possono fare in merito alla brutalità della polizia, di quali sono le alternative alla polizia offerte dalla comunità. Quando rispondi a domande su questioni legali, non aver paura di dire “non lo so.” È sempre meglio che fornire informazioni errate.

Se puoi, raccogli le dichiarazioni di altri testimoni. Molti non vorranno essere coinvolti. Cerca di convincerli e di educarli, e ottieni dichiarazioni da loro anche quando non riesci a farti dire i loro nomi.

Conserva le informazioni raccolte dal tuo copwatching. Se il tuo gruppo non tiene dei registri, redigili tu stesso. Può essere utile inviarne delle copie ad alcune agenzie governative, in modo che siano messe al corrente e che li archivino. Non modificare i video che hai girato, perché se lo facessi potrebbero essere ritenuti prove inattendibili in tribunale.

Se possibile, porta con te il testo delle leggi più comunemente utilizzate per giustificare le molestie. Oltre a conoscere le leggi locali ed essere pronto a citarle, potrebbe essere utile avere dimestichezza con i regolamenti della polizia locale, sebbene sia spesso difficile ottenerne delle copie. Durante i tuoi incontri con gli agenti, sii vigile anziché titubante ma sii sempre educato.

In casi estremi, i poliziotti distruggeranno o confisceranno e “perderanno” le tue attrezzature per impedirti di avere prove contro di loro. Se pensi che questo possa accadere, un membro del tuo gruppo dovrebbe abbandonare rapidamente l’area con gli elementi raccolti fino a quel momento.

Preparati a essere arrestato. Sebbene praticare copwatching non sia illegale, gli agenti ricorreranno ad accuse infondate. Porta con te un documento e almeno 50 dollari se vuoi poter uscire di prigione rapidamente e facilmente.

Pensa a cosa farai e a cosa non farai in situazioni estreme. Valuta in anticipo quali rischi sei disposto a correre e di quali accuse sei disposto a essere imputato per intervenire se qualcuno viene picchiato, ferito o ucciso dalla polizia. Decidilo in anticipo e parlane con gli altri membri del tuo gruppo, così tutti voi saprete cosa aspettarvi gli uni dagli altri. Se farai copwatching in alcune zone, alla fine potresti ritrovarti in questa situazione.

Sii pronto ad andare fino in fondo. Se non riesci a ottenere il nome di un arrestato e ritieni che la situazione sia abbastanza grave da giustificare ulteriori indagini, o che l’abuso continuerà dopo l’arresto, vai alla stazione in cui è stato portato. Chiedi a voce alta e con fermezza in quale condizione si trova il detenuto e chiedi di essere aggiornato su quali accuse sono state mosse; spiega ciò che hai visto durante l’arresto e chiedi di sporgere denuncia contro gli ufficiali. Questo farà sì che la polizia venga messa al corrente del fatto che le persone sono coinvolte e che andranno fino in fondo; tutto ciò potrebbe far cessare eventuali pestaggi in una stanza nascosta.

Fai attenzione quando lasci l’area dopo un copwatch. La polizia è nota per seguire, multare, prendere di mira o picchiare i copwatcher a pochi isolati dal luogo in cui sono stati osservati. Non abbassare la guardia.

Riferisci ciò che hai visto al tuo gruppo, a qualsiasi Comitato cittadino per il controllo della tua zona, per quanto poco efficace, e a tutta la tua comunità. Parla della condotta degli agenti con i membri del consiglio comunale e mostra loro le tue prove. Di’ loro che vuoi udienza e dei cambiamenti nelle politiche. Ottieni le tue informazioni dalla National Lawyers Guild (Associazione Avvocati Nazionali) e/o dall’ACLU (Unione Americana per le Libertà Civili). Riferisci ai gruppi della comunità e della chiesa. Stendi delle relazioni e diffondile attraverso i media indipendenti locali, sia su siti Web sia su giornali. Se il tuo gruppo è pronto, potresti predisporre una hotline di copwatching, un numero di telefono a cui le persone possono rivolgersi per segnalare le attività degli agenti; potresti persino avere una squadra d’intervento pronta a rispondere alle chiamate. Potresti anche avviare un tuo giornale o un sito Web locale dedicato al copwatching, dove riferisci le tue osservazioni, la condotta della polizia locale e la lotta nella tua comunità per sopravvivere e contrastare la repressione degli agenti.

Fare copwatching da solo

Non praticare copwatching da solo se ci sono altre possibilità. Non dovresti ignorare chi si trova in grave pericolo solo perché sei da solo, ma ricorda che andare in solitaria comporta un rischio aggiuntivo. Se sei stato condannato per dei reati, se hai una lunga lista di arresti o se non sei residente, probabilmente non dovresti farlo, a meno che le circostanze non siano davvero eccezionali. Sii meno assertivo nel coinvolgere la polizia o l’individuo che viene detenuto o arrestato di quanto lo saresti se fossi in un gruppo. Gli agenti hanno molte più probabilità di arrestarti o aggredirti se non ci sono altri testimoni.

Presta particolare attenzione a obbedire alla Legge alla lettera. Se possibile, rimani ad almeno 6 metri dal luogo in cui sta avvenendo il fatto al quale stai assistendo; prova a telefonare a qualcuno e a fargli sapere cosa sta succedendo. Come sempre, prendi appunti completi e, se possibile, foto, audio o video di ciò che sta accadendo. Se scatti delle foto, assicurati di farlo all’ultimo momento, per garantire la tua sicurezza e quella della tua fotocamera. Presta particolare attenzione quando lasci la zona.

In spazi privati **e comuni:**

Gestire un raid della polizia

Se degli agenti si presentano alla tua porta, non farli entrare; esci e chiudi la porta prima di parlare con loro, bloccandola dietro di te se necessario. Se in casa ci sono altre persone, informale della presenza della polizia. Non chiamare per nome i presenti; lascia che decidano come vogliono identificarsi. Dopo aver detto chiaramente “Non acconsento a questa perquisizione,” mettiti da parte e rimani in silenzio. Non rispondere a nessuna domanda.

Se nel corso di un’incursione vieni arrestato o trattenuto, non resistere a meno che non sia assolutamente necessario scappare e se esiste un’alta probabilità che tu sia in grado di farlo; chiedi invece con calma su quali basi ti stanno trattenendo. Non offrire volontariamente alcuna informazione o non rispondere ad alcuna domanda se non quando ti viene chiesto di identificarti. Non importa ciò che ti dicono, parlare con i poliziotti non potrà far altro che peggiorare le cose per te e per coloro a cui tieni. Se hai un avvocato, e ti sottopongono a un interrogatorio - formale o informale, sia da parte di agenti federali o di funzionari locali - non devi far altro che fornire il biglietto da visita del tuo legale e dire: “Potete parlare con il mio avvocato.” Se non ce l’hai, fatti valere e di’ che chiederai consulenza legale prima di rispondere.

Se gli agenti sostengono di avere un mandato, chiedi di vederlo ma, a quel punto, non opporti alla perquisizione. Un mandato non è altro che un pezzo di carta firmato da un giudice; dovrebbe avere un indirizzo e dei termini di ricerca. Non è valido senza la firma di un giudice. Nella maggior parte dei casi, i poliziotti non possono entrare legalmente nella tua residenza senza un mandato. Per ottenerlo, devono avere una causa probabile e un giudice deve convalidarlo apponendo la propria firma; per quanto possano essere subdoli, i giudici non vogliono subire ripercussioni. Questo è il motivo per cui i mandati, spesso, non sono usati nei raid contro gli attivisti: semplicemente non esiste la causa probabile. Se non riescono a ottenerne uno, gli ufficiali potrebbero tentare di usare altri pretesti per entrare: violazioni del codice antincendio, violazioni delle norme igienico-sanitarie, ricerca di persone che hanno mandati di arresto pendenti. Informati sulle leggi locali e sul codice comunale. Se gli agenti dovessero arrivare quando all’interno dell’edificio si trova qualcuno con un mandato d’arresto pendente, sarebbe meglio che questa persona uscisse di casa per evitare di fornir loro una giustificazione per entrare.

Se pensi che il luogo in cui ti trovi potrebbe essere assaltato, decidi in anticipo come gestire la situazione. Tranne che in alcuni casi specifici - per esempio, se sei coinvolto in un’azione di squatting politico con un ampio sostegno della comunità e sei intenzionato a resistere allo sfratto in modo bellicoso - sarà logico cooperare con gli agenti e vendicarti in seguito con mezzi legali o meno. Decidi con tutti i soggetti coinvolti quale idea vuoi trasmettere - per esempio, “attivisti pacifisti non violenti che subiscono maltrattamenti ingiusti da parte della polizia” - e mantienila dall’inizio del processo attraverso i follow-up mediatici e delle campagne giudiziarie. Parlane in anticipo, cosicché tutti coloro che potrebbero essere colpiti da un raid della polizia sapranno cosa aspettarsi, come comportarsi e quale sarà il loro ruolo. Assicurati che tutti siano a proprio agio con le decisioni prese e che comprendano i rispettivi bisogni.

A volte, un’incursione della polizia può capitare tra capo e collo. Altre volte, soprattutto se stanno pianificandone una su più vasta scala - come a un infoshop, in una casa di attivisti o in uno spazio di convergenza durante una mobilitazione di massa - potresti essere in grado di vederli arrivare. Stai attento: se stanno intensificando la sorveglianza del tuo edificio o delle tue attività, questo potrebbe culminare in un raid. Questa sorveglianza può assumere la forma d’infiltrazioni da parte di agenti sotto copertura che possono essere facilmente riconoscibili come tali - a causa di un’interpretazione scadente, di domande sospette, del coinvolgimento improvviso prima di un’azione - o molto difficili da individuare.

Se sei coinvolto in qualsiasi tipo di attività che richieda sicurezza, il tuo collettivo dovrebbe decidere in anticipo quanta attenzione prestare nel lavorare con altri che desiderano essere coinvolti nel tuo gruppo e nelle azioni pianificate. Hai bisogno di un sistema di garanzia per proteggerti da liberali chiacchieroni e da poliziotti sotto copertura? O vuoi lavorare con un gruppo così ampio di persone che ha più senso lasciare tutto allo scoperto? Alcuni collettivi decidono di non accogliere nessuno poco prima di un’azione: di solito, gli agenti infiltrati si presentano all’ultimo perché non ci sono fondi sufficienti per inserirli prima.

Se sei in buoni rapporti con gruppi che dialogano con le autorità, questi potrebbero essere in grado di avvisarti quando un raid è alle porte; allo stesso modo, la gente del posto che ha familiarità con l’operato delle forze di polizia locali potrebbe essere in grado di fornire spunti utili. Prima di un’incursione importante, gli agenti potrebbero predisporre una zona di raccolta a un paio d’isolati, fatto che potrebbe rivelarne l’eventualità nel caso in cui nient’altro l’abbia fatto.

Per essere pronto a un potenziale raid, stai attento a quello che si trova in loco e a ciò che può essere rinvenuto nei cassonetti e nelle zone adiacenti. Assicurati che nessuno abbia droghe o armamentari illegali, oggetti rubati riconoscibili o altro materiale che le autorità potrebbero usare contro di te. Di solito, gli agenti sequestrano oggetti domestici standard - come diluenti per vernici e tubi in PVC - per poi affermare che i possessori li stavano usando per fabbricare bombe. Di solito, tali accuse ridicole non reggono in tribunale ma possono consentire agli ufficiali di denunciare pubblicamente il tuo gruppo; possono anche bloccare le persone, impedendo loro di partecipare ad azioni serie fino al termine delle loro cause giudiziarie.

Coltelli, bombolette spray, benzina, letteratura anarchica, bottiglie di urina e altri articoli altrettanto pericolosi saranno solo ostacoli inutili quando la polizia si presenterà, a meno che tu non abbia effettivamente intenzione di combatterli con quegli oggetti. Sii consapevole di ciò che può essere visto anche quando le tue porte sono chiuse; gli agenti possono usare ciò che è “in bella vista” per approfondire le ricerche, anche senza un mandato. In casi limite, i tribunali hanno dichiarato che i poliziotti possono entrare in una casa per indagare ulteriormente dopo aver visto qualcosa di sospetto attraverso una finestra. Fai attenzione a seguire la Legge alla lettera: la polizia che non trova altro da usare contro di te può multarti, per esempio, per aver parcheggiato a più di 25 cm dal marciapiede.

Cerca di avere una catena telefonica da attivare nel caso in cui ci sia un raid: dovrebbero esserci un paio di numeri che tu dovresti poter essere in grado di chiamare per raggiungere qualcuno che possa contattare immediatamente qualcun altro, e così via, fino a quando il tam-tam non abbia raggiunto molta gente. È importante che ci sia sempre almeno una persona fuori sede che sappia cosa fare nel caso in cui sia l’unica a non essere arrestata.

Non lasciare che elenchi delle chiamate o informazioni simili cadano in mano dei poliziotti; non ha senso fare il lavoro d’intelligence al loro posto. Se chi viene informato dalla catena converge immediatamente nello spazio in cui si è svolta l’incursione, questo farà sì che gli agenti si trattengano, mostrando loro e alla comunità in generale che questo è un problema che molti prendono sul serio; nella migliore delle ipotesi, questo può persino trasformare il raid in un evento positivo per la costruzione della comunità. Fa’ sì che i media locali siano pronti a intervenire: non perdere l’occasione per fare in modo che l’alternativa locale o la stazione radio pirata si colleghino in diretta nel momento dell’incursione o per ottenere una copertura mediatica ben disposta da parte della stampa alternativa. Pianifica in anticipo quale piega vuoi che prenda la situazione, cosicché la polizia faccia il tuo gioco. Prepara in anticipo un comunicato stampa in modo tale che sia pronto a uscire.

Se temi che un raid sia possibile o imminente, mantieni la videocamera carica e dotata di un nastro vergine, pronto all’uso per documentare la condotta degli agenti. Puoi anche nascondere delle telecamere nei locali; queste possono rivelarsi particolarmente utili se la polizia infrange la Legge mentre invade i tuoi spazi. Segna ogni singolo numero di distintivo e di targa, e registra ogni movimento e azione di ogni singolo agente; in tribunale, andrà a tuo vantaggio il poter provare che, per esempio, un ufficiale che afferma di essere rimasto all’esterno durante il raid in realtà era al piano superiore intento a rovesciare librerie e a spaccare oggetti. I tuoi addetti alle fotografie dovrebbero mantenere la calma; anche se la situazione dovesse scaldarsi, a lungo termine potrebbe essere più importante per loro registrare gli eventi mentre si svolgono, con calma e coerenza, anziché essere coinvolti.

Una volta che sei in possesso delle prove, tienile d’occhio. Non modificarle in alcun modo. Sii in grado di dimostrare che il filmato è stato nelle “tue mani” dal momento in cui lo hai registrato al momento in cui appare in tribunale; questo significa che dovresti essere in grado di documentare ovunque sia stato, e dimostrare che è stato per tutto il tempo in mano a buoni cittadini rispettosi della Legge - e al minor numero possibile di questi. A tal fine, può essere saggio lasciare il materiale con i genitori prudenti di qualcuno o con una cognata responsabile; questo può anche essere un modo per assicurarsi che non venga preso in un raid secondario. Tieni un diario, con orari, date e firme, in cui descrivi in dettaglio tutte le tue osservazioni dal momento in cui inizi a temere un’incursione. Dopo che si è verificata, redigi dei resoconti scritti, firmati, di tutti i testimoni e partecipanti, mentre gli eventi sono ancora ben vivi nella mente di tutti.

Se stai organizzando un’azione o una campagna dal luogo che temi possa essere perquisito, fai di tutto perché non sia devastato dall’incursione. Conserva materiali importanti altrove, assicurati che tutte le persone in posizioni organizzative fondamentali non si trovino mai tutte insieme, assicurati che ci siano altri luoghi in cui le attività possono essere spostate. Scegli un posto dove potrete riunirvi dopo il raid o predisponi dei modi per ristabilire i contatti e assicurati che siano tutti presenti.

Quando intenti una causa contro la città dopo essere stato vittima di un’incursione, cerca di capire come si sviluppa la catena di comando locale e cerca di far causa a chi si trova più in alto nella gerarchia. Coloro che detengono il potere cercheranno di far passare tutti gli illeciti come incompetenza anomala di singoli sottoposti; il tuo compito è dimostrare che il raid è stato orchestrato dall’alto e che la colpa è di chi si trova in cima alla piramide, se non del sistema stesso. Rivolgiti al miglior avvocato possibile - l’American Civil Liberties Union è generalmente una risorsa migliore della National Lawyers’ Guild quando si tratta di violazioni dei diritti del IV emendamento relativo a perquisizioni e sequestri e del I emendamento in materia di libertà di parola. Se il luogo sottoposto a incursione non è di tua proprietà, assicurati di avere la collaborazione dei proprietari: sottolinea che anche loro possono ottenere qualcosa dall’azione. Continua a tenere informati i media e tieni alta l’attenzione.

Racconto

Mentre stavamo pensando di convergere dove si sarebbe svolto un incontro particolarmente ridicolo di politici, divenne evidente che la Red Squad della nostra città aveva gli occhi puntati su di noi. Continuammo il nostro lavoro, anche se ci rendemmo conto che, date le circostanze, mancavano i numeri per andare avanti con i nostri piani originali di trasformare la città nel nostro terreno di gioco. Restringemmo il campo e il messaggio, decidendo che la cosa migliore da fare sarebbe stata quella di abbracciare l’immagine di attivisti pacifisti: questo ci avrebbe dato un vantaggio se i difensori del Potere avessero deciso di intraprendere una campagna diffamatoria nei nostri confronti. Avendo stabilito questa strategia, decidemmo che il fine settimana sarebbe proseguito come previsto, con un corteo gioioso e dimostrazioni fuori dall’albergo dove si stavano incontrando i politici.

Man mano che le date delle azioni si avvicinavano, assistemmo a un costante intensificarsi di agenti nei pressi del nostro spazio collettivo che fungeva da punto d’incontro e di organizzazione delle dimostrazioni. In diverse occasioni, avevamo sperimentato il brivido delle visite di agenti sotto copertura. Tenendo d’occhio gli organizzatori liberali che sapevamo come intrattenere rapporti con la polizia, ricevemmo ulteriori indizi del fatto che stessimo per affrontare un’imminente repressione statale che, probabilmente, si sarebbe manifestata sotto forma d’incursione nel nostro spazio.

Ci incontrammo come collettivo e decidemmo di agire preventivamente al fine di minimizzare ogni possibile danno che avremmo potuto subire e, se possibile, mettere alla berlina e smascherare i poliziotti. Iniziammo a preparare una catena telefonica dei nostri amici e sostenitori all’interno della comunità, nonché un elenco di contatti dei media locali. Basandoci sui precedenti stabiliti dalle numerose incursioni da parte della polizia di spazi autonomi avvenute quell’estate, prendemmo una serie di precauzioni, come la rimozione di oggetti che avevano giustificato precedenti accuse assurde contro i rivoluzionari: per esempio, rimuovemmo tutti i coltelli da cucina e le pillole di vitamina C poiché, in altri raid, utensili da cucina e integratori erano stati considerati armi e droghe. Pulimmo anche lo spazio e piantammo nuovi fiori intorno alla casa, sperando che ciò potesse rendere la polizia ancora più ridicola se avesse scelto di intromettersi nel nostro spazio. Accumulammo foto e videocamere, registratori, bloc notes e altri li distribuimmo in tutta la casa, in bella vista e non. Ci assicurammo che almeno uno dei membri del collettivo fosse sempre al piano inferiore e che la nostra porta fosse sempre chiusa a chiave, anche se questo era particolarmente difficile, con così tante persone che entravano e uscivano. Chi non poteva rischiare di essere arrestato rimase altrove.

Tutti coloro che avevano trascorso del tempo in quel luogo furono informati della situazione e raggiunsero un’intesa comune su quali fossero i diritti del collettivo. Con una mossa che in seguito si rivelò di una certa importanza, dipingemmo sulla porta alcune “regole della casa,” come il divieto di armi, prodotti animali e droghe. Da allora, questo è stato usato sia dai media sia nelle decisioni legali come ulteriore fonte d’imbarazzo per la polizia. Preparammo anche un comunicato stampa, lasciando solo pochi spazi vuoti per i dettagli del raid previsto, e lo lasciammo con un membro della famiglia non coinvolto, nel caso in cui l’incursione fosse stata accompagnata da arresti.

Pur essendo parecchio impegnati nell’organizzazione, eravamo ancora in grado di mantenere il nostro spazio aperto per concerti e altri eventi. Due notti prima dell’inizio delle proteste previste, gli agenti arrivarono durante uno di questi spettacoli, una performance folk apolitica. Il raid allarmò artisti e visitatori! A quel tempo, alcuni di noi se ne erano andati per lavorare sui burattini della nave pirata - descritta come “armatura anarchica” nei rapporti redatti dalla Polizia per i media - che stavamo pensando di usare per alcuni spettacoli teatrali di strada. Mentre stavamo caricando le navi su un pickup, notammo che le pattuglie si stavano radunando a ogni incrocio dei paraggi e decidemmo di provare ad andarcene. Non appena ci fummo messi in moto, venimmo fermati per un’irrilevante infrazione del codice della strada. Tornammo al nostro spazio, dove i poliziotti stavano già bussando alla porta. Mettemmo in moto la nostra catena telefonica, chiamando i nostri avvocati, lasciando dei resoconti di ciò che stava avvenendo sulle segreterie telefoniche e informando decine di amici che eravamo nei guai. Venne fuori che gli agenti erano ricorsi a presunte violazioni delle norme antincendio per entrare in casa, perché è prassi normale nella nostra città che gli ispettori edilizi siano “protetti” dalla Polizia. Ogni sbirro e ogni ispettore erano seguiti ovunque andassero da compagni delle nostre fila che documentavano tutto. I poliziotti controllarono i nostri libri, la nostra cucina, le nostre scrivanie, il nostro seminterrato, i nostri ripostigli, addirittura il nostro bagno, per non parlare degli effetti personali di chi viveva al piano superiore. Perquisirono da cima a fondo la nostra casa e quella occupata lì accanto. Rimossero le nostre auto, adducendo la scusa ridicola che erano parcheggiate a otto centimerti di troppo dai marciapiedi! Alla fine, non usarono violenza né arrestarono qualcuno; speravano solo di spaventarci e rivelare al pubblico i nostri presunti complotti violenti.

La catena telefonica diede comunque i suoi frutti. I media locali e un gruppo di slam poetry arrivarono immediatamente, insieme a una cinquantina di nostri amici. In concomitanza con le percussioni e i continui flash delle macchine fotografiche, i poeti crearono un’atmosfera di festosa provocazione, informando in modo creativo i media e i passanti curiosi su quanto la situazione fosse incasinata. Solitamente ostili agli estremisti, i media istituzionali locali non riuscirono a resistere alla copertura della palese follia dei poliziotti, che vagavano in massa per la proprietà accompagnati da cani anti-esplosivi mentre un gruppo di attivisti seri e non-violenti spiegavano come si erano svolti gli eventi della serata - riuscite a crederci? - facendo sì che questi “perdessero la fiducia in questa società.”

Grazie all’accuratezza con cui ci eravamo preparati, fummo in grado di rubare la scena alle forze dell’ordine prim’ancora delle proteste stesse; questo colpaccio ci permise di ottenere le tanto agognate attenzione e credibilità. Inoltre, in seguito fummo in grado di far causa alla città per decine di migliaia di dollari. Ciò ci ha permesso di finanziare molti nuovi progetti sovversivi, che le forze dell’ordine sono ancor meno in grado di affrontare in seguito al loro raid mal progettato.